Spesso, durante qualche uscita fotografica, mi sono soffermato ad osservare l’ambiente circostante mentre seduto a terra attendevo vanamente l’arrivo di qualche volatile.
Ho cominciato così a trastullarmi con l’idea di scattare qualche immagine ai numerosi insetti che pullulano nell’erba e tra i cespugli, oltre a fiori e piante.
Essendo questo genere di fotografia per me solamente un’attività sporadica, non volevo procedere all’acquisto di una lente macro dedicata. Così, dopo qualche ricerca, e l'eliminazione di accessori di poco valore, la mia scelta è caduta su una lente aggiuntiva prodotta da Canon, la 500D Close-up Lens.
Si tratta di un accessorio relativamente poco costoso, un “lentino” o “doppietto” a due elementi che viene avvitato all’elemento frontale dell’obiettivo come un comune filtro (anche se di dimensioni e peso maggiori). Di facile installazione, basta avvitarlo e in pochi secondi si è già operativi. Di fatto esso aumenta l’ingrandimento dell’obiettivo usato, avvicinandoci al soggetto, e – a differenza dei tubi macro (extension tubes) – non vi è alcuna perdita di luce.
Vediamo di che cosa si tratta, cercando di chiarirci le idee per rendere più agevole la scelta del modello più indicato per le nostre esigenze.
Canon ha in listino due serie di lenti aggiuntive: la 250/250D e la 500/500D.
Il numero (250/500) sta ad indicare la massima distanza operativa (calcolata tra la superficie frontale della lente aggiuntiva e il punto del soggetto su cui mettiamo a fuoco) espressa in millimetri disponibile quando la lente principale viene focalizzata all’infinito.
Come indicazione generale, la serie 250 è raccomandata per l’uso con obiettivi di focale compresa tra i 50mm e i 135mm, mentre la serie 500 è raccomandata per l’uso con obiettivi di focale compresa tra i 70mm e i 300mm. Risultati soddisfacenti sono però possibili anche con obiettivi fuori da questa fascia di lunghezze focali.
La lettera (se presente: D) designa un particolare design costruttivo adottato per correggere (o ridurre) le aberrazioni cromatiche (il “colour fringing”): si tratta in pratica di due lenti acromatiche, 2 vetri con differenti curvature e indici di rifrazione, che tendono a far cadere tutto lo spettro in un unico punto (fuoco acromatico).
Accanto a queste distinzioni, bisogna anche tener conto del diametro del filtro dell’obiettivo su cui si intende usare questa lente aggiuntiva; sono disponibili quattro misure: 52mm, 58mm, 72mm e 77mm. Per obiettivi con misure diverse, è possibile usare un adattatore.
Una domanda spesso posta riguarda il potenziale ingrandimento offerto da questo accessorio.
Siccome il fattore di ingrandimento è dato dal confronto tra la grandezza dell’immagine e la grandezza del soggetto ritratto, troveremo ad es. che se la dimensione dell’immagine è 1/10 di quella del soggetto, il fattore di ingrandimento sarà di 0.1x; se la dimensione è metà di quella del soggetto, avremo un 0.5x e così via.
Il metodo per calcolare l’ingrandimento di un obiettivo (con fuoco a infinito) su cui abbiamo montato il doppietto è sulla carta abbastanza semplice. Basta dividere la lunghezza focale dell’obiettivo principale per la lunghezza focale della lente aggiuntiva.
Così, se stiamo utilizzando ad es. un 100mm f/2.8 macro con il 500D, avremo 100 : 500 = cioè un ingrandimento di 0.2x; un obiettivo da 200mm offrirà invece un ingrandimento dello 0.4x … Nel mio caso specifico, monto di solito il doppietto sul 300mm f/4 e dovrebbe darmi un fattore di 0.6x; tenendo conto però dell’ingrandimento normale di questa lente (0.13x) il fattore reale sarà di 0.7x (fonte: Canon close-up lens magnification chart). Con il 400mm f/5.6 da un fattore normale di 0.11x arrivo allo 0.91x. Anche con gli zoom il risultato è analogo: con uno zoom diffuso come il 100-400mm f/4.5-5.6, dallo 0.20x arriviamo allo 0.80x. Risultati più spinti con una "vera" lente macro, ad es. il 100mm f/2.8 macro passa dall'1.00x all'1.21x!
Conclusioni
Da un punto di vista pratico, dopo un paio di uscite di “rodaggio” sono rimasto soddisfatto dall’utilizzo di questo accessorio, una volta fatti i conti con la profondità di campo, molto ridotta: punti di forza sono la sua estrema portabilità, la facilità di utilizzo e la notevole nitidezza delle immagini, specie al centro.
Certo, una ottima lente macro dedicata è un’altra cosa (in genere una miglior qualità d’immagine, maggior versatilità d’utilizzo (anche con altri soggetti), maggior nitidezza anche ai bordi), ma se – come me –
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utilizzate normalmente un teleobiettivo medio e non volete comunque privarvi della possibilità di fare qualche scatto macro senza dovervi sobbarcare peso e ingombro di un altro obiettivo supplementare;
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possedete già un teleobiettivo medio o uno zoom e non volete – o non potete - assumervi l’onere dell’acquisto di una nuova e costosa lente dedicata macro
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la fotografia macro è un’attività così sporadica da non giustificare l’acquisto di un nuovo obiettivo
forse allora potreste prendere in considerazione l’adozione di un accessorio come questo.





